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Star Wars™

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George Lucas: l'uomo dietro la cinepresa
view post Posted on 2/2/2007, 12:26Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 22/9/2009, 10:26


Un signore un po’ tarchiato e con indosso una camicia di flanella è il proprietario di un ranch di circa ottomila acri nell’ovest della California, non troppo lontano da San Francisco. Nonostante sia il figlio di un piccolo imprenditore di provincia anch’egli proprietario di un piccolo ranch, questo signore non ha seguito le orme paterne. Nel suo impenetrabile territorio non coltiva uva o patate ma costruisce il futuro del cinema ed è circondato dai maggiori esperti di effetti speciali cinematografici del mondo. Questo signore è George Walton Lucas ed è il proprietario dello Skywalker Ranch, base operativa della Lucasfilm e della Industrial Light & Magic da lui create e che hanno contributo a trasformarlo in un miliardario la cui fortuna personale è stimata da “Forbes” intorno ai 3 miliardi di dollari. Ma se qualcuno domandasse a Lucas qual è la sua fonte di maggior orgoglio in tutto ciò che ha fatto nella vita, egli non vi indicherebbe certo le somme accumulate bensì l’aver realizzato il suo sogno di sempre: «Fare film è la mia vita», disse una volta. E ci è riuscito molto bene.

George Lucas nasce il 14 maggio del 1944 a Modesto, una cittadina della California. Il padre, George Lucas senior, è il proprietario di una piccola impresa commerciale che vende articoli per ufficio e che si darà poi alla coltivazione acquistando un piccolo ranch fuori città. La madre è casalinga. In una cittadina come quella di Modesto non sono offerti molti svaghi ai ragazzini come Lucas e le sue tre sorelle, nati subito dopo la fine della guerra, ma la televisione e il cinema contribuiscono da subito a creare nella mente del giovane George un bagaglio di immagini e impressioni che egli travaserà molti anni dopo nei propri film. Non è però il cinema ad interessare George Lucas jr. negli anni della sua adolescenza; il suo primo grande amore sono le automobili: «Da giovane», racconta «i miei anni di teen-ager sono stati dedicati completamente alle auto. Sono state la cosa più importante della mia vita dai 14 ai 20 anni». Identico in questo al personaggio del piccolo Anakin Skywalker, Lucas è appassionato di motori e di “costruire cose”. A scuola non va molto bene, ma si diploma senza eccessivi problemi alla Thomas Downey High School di Modesto nel 1962 dove si appassiona alla storia e alla scrittura. Due giorni prima della consegna dei diplomi al liceo, Lucas subisce quello che poi definirà il suo “rito d’iniziazione”. E’ sera, e Lucas è alla guida della sua Bianchina dal motore truccato e dai mille perfezionamenti apportati da lui stesso. Mentre egli si appresta ad imboccare il viale privato che conduce al ranch, un suo compagno di classe alla guida di un’altra automobile vuole fargli uno scherzo innocente e, accelerando, cerca di sorpassarlo a destra. La Bianchina viene colpita accidentalmente ma con forza: l’urto è violento, l’auto si ribalta e si schianta addosso ad un albero che per l’impatto viene sradicato. La macchina è accartocciata e del suo conducente non sarebbero rimasti che pezzi di carne frammisti alle lamiere. Il destino vuole però che le cinture di sicurezza aggiunte dallo stesso Lucas non reggano all’urto ed egli, nel momento dell’impatto con l’altra auto, viene scaraventato fuori dalla macchina e miracolosamente si salva. Dopo essere uscito da un coma durato due giorni, Lucas comprende la fragilità dell’esistenza umana e la necessità di trovare uno scopo nella sua vita. Il sogno di correre a Le Mans o ad Indianapolis è definitivamente abbandonato. Il destino di Lucas è segnato: «Avrei voluto tanto essere Han Solo», ha ammesso non molto tempo fa. «Ma la realtà è che sono più simile agli Skywalker, nel bene e nel male».

Proprio come Luke, infatti, Lucas si sente oppresso dalle restrizioni e dal conformismo della vita piccolo borghese che il padre vorrebbe imporgli. Egli frequenta per due anni il Modesto Junior College dove segue un corso di antropologia e scopre un profondo interesse per le scienze sociali. Di lì inizia la propria passione per la mitologia e l’inizio di una serie di lunghi studi sull’argomento che lo portano a scoprire l’opera di Joseph Campbell sui topos del mito: saranno queste ricerche a ispirare Lucas nella realizzazione di Star Wars. Non è però la carriera accademica ad attenderlo. Dopo aver conseguito una laurea di primo livello in antropologia, Lucas pensa di coltivare la sua passione per l’arte e la fotografia e decide di andare alla University of Southern California: «Lì avevano una scuola di cinema, ed io mi dissi “beh! Assomiglia alla fotografia, forse potrebbe essere interessante”. E una volta iscrittomi a quel corso, scoprii che era quella la cosa che amavo, ed in cui ero bravo». Lucas deve subire la disapprovazione paterna: George senior di arte e cinema non vuole proprio saperne e vorrebbe che il figlio rimanesse al ranch a prendere le redini del suo piccolo giro d’affari. Ma Lucas – paradossalmente – dichiara di non voler essere un uomo d’affari e nel 1964 si trasferisce dunque a Los Angeles. Qui, l’anno successivo, scopre di essere davvero portato per la cinematografia: al primo anno viene consegnata a lui e ai suoi compagni di corso una macchina per le animazione e un metro di pellicola da 16 mm per prendere familiarità con la tecnica. Lucas con quei pochi materiali realizza un cortometraggio da un minuto dal titolo Look at Life con inclusa una colonna sonora. Il cortometraggio spopola nei concorsi e nei festival ed egli diventa un mito per i proprio compagni: «Gli altri studenti dissero: “ma come hai fatto?”, ed io rispondevo: “l’ho fatto e basta”, mi hanno dato un pezzettino di pellicola ed io ne ho fatto un film… Gli altri studenti restavano seduti in giro per il campus dicendo: “vorrei che mi facessero fare un film, vorrei che me lo lasciassero fare già da questa classe, vorrei…”». Lucas è un sognatore ma anche un uomo estremamente pratico e che non perde tempo: il duro lavoro è sempre stato, a detta sua, il segreto del proprio successo molto più del semplice talento. Negli anni successivi continua a realizzare cortometraggi di successo e documentari e nel 1966 consegue il Bachelor of Fine Arts, il diploma di laurea in cinematografia con un altro cortometraggio di circa quindi minuti dal titolo piuttosto complesso: “Electronic Labyrinth THX 1138 4EB”. Da questo prodotto realizzerà più tardi il suo primo, vero film.

Entrare nel mondo del cinema non è però una cosa facile e per George Lucas le difficoltà non sono minori di quelle che tutti i suoi coetanei devono affrontare. Egli però non si scoraggia, nonostante i dubbi dei familiari e degli amici, e continua a realizzare prodotti di grande livello. Nel 1967 è impegnato insieme ad altri studenti universitari in una sorta di tirocinio finanziato dalla Columbia Pictures che consiste nella realizzazione di alcuni “making off”, cioè documentari sui set di grandi film attualmente in lavorazione. Si ritrova sul set di un musical con Fred Astaire, Sulle ali dell’arcobaleno, il cui regista è Francis Ford Coppola. Il documentario girato da Lucas entusiasma Coppola che lo definisce addirittura come un prodotto migliore del suo stesso film e il giovane regista fa di Lucas il suo pupillo, coinvolgendolo come factotum e regista di “making off” nel suo successivo Non torno a casa stasera. I due condividono l’idea che Hollywood sia diventata ormai un’industria cinematografica priva di qualsiasi interesse vero l’arte e desiderosa unicamente di far soldi e pensano che sia arrivato il momento di offrire ai giovani aspiranti registi degli studios alternativi al sistema delle major hollywoodiane. Nel 1969 a San Francisco apre così l’America Zoetrope di cui Coppola è presidente e Lucas – appena sposatosi con Marcia Griffin – vicepresidente. La Zoetrope, il cui nome è quello di un cilindro che ruotando dà l’illusione di movimento alle immagini statiche al suo interno e di cui Coppola possedeva una collezione acquistata negli anni Sessanta, ha come scopo innanzitutto quello di permettere la realizzazione dei film dei suoi realizzatori, Coppola e Lucas. La Warner Bros accetta così di finanziare TXH 1138, primo lungometraggio di Lucas. Egli, da bravo regista “astratto”, non è interessato alla sceneggiatura e vorrebbe ingaggiare uno scrittore per assegnargli il compito, ma Coppola gli dà un’importante lezione di vita: «Se vuoi farcela in questo mestiere, e vuoi diventare un regista, devi imparare a scrivere», gli dice. «Devi imparare a stendere da solo la tua sceneggiatura e a farla funzionare bene». Così, con l’aiuto di un suo compagno di scuola che fungeva da tecnico del suono del film, Lucas realizza la sua prima sceneggiatura ed il suo primo film. THX 1138, da noi in Italia tradotto come L’uomo che fuggì dal futuro, esce nel 1971 e il protagonista è un Robert Duvall ai suoi esordi. Il film costa un milione e duecentomila dollari, ma riceve un’accoglienza negativissima da parte della Warner che decide di tagliarne varie scene; il pubblico non lo gradisce e in definitiva Lucas raccoglie il suo primo – anche se, lui non lo sapeva ancora, ultimo - flop.

Coppola non si scoraggia di fronte a questo primo fallimento del suo pupillo anche perché vede nel film molti elementi geniali che tuttavia Hollywood, troppo cieca, non riesce ad apprezzare. Ritiene però che Lucas debba mettere da parte la sua tecnica troppo astratta – THX è un film piuttosto criptico, basato sulle immagini più che sul soggetto vero e proprio - e realizzare un film più concreto. La successiva idea di Lucas è American Graffiti. Non è per lui facile trovare qualcuno che voglia finanziare il progetto. Come rivelerà egli stesso, i tre anni che passano dalla realizzazione di THX a quella di American Graffiti (1973) «furono disperati». E’ la Universal Pictures a decidere di dar fiducia a Lucas con un budget di soli 750.000 dollari, accettando inoltre anche il soggetto di un secondo film che si dovrebbe intitolare Guerre Stellari. Poco dopo la Universal ci ripensa e boccia la seconda opzione considerandola troppo rischiosa, ma Lucas non si fa sfuggire la nuova possibilità che gli viene data con American Graffiti. La sceneggiatura la scrive lui, come Coppola gli ha insegnato, e sua è anche la casa di produzione: nel 1971 Coppola, infatti, per ottenere maggior denaro per la Zoetrope decide di girare Il Padrino e Lucas pensa sia arrivato il momento di mettersi in proprio (Coppola resta comunque il produttore) e fonda la Lucasfilm Ltd. American Graffiti ottiene un successo clamoroso di critica e pubblico, guadagnando nei soli Stati Uniti 55 milioni di dollari e ottenendo un Golden Globe e cinque nominations agli Oscar. Lucas abbandona in questo film la fantascienza e punta maggiormente sull’autobiografico, raccontando la vita di un gruppo di giovani dell’America degli anni Sessanta attraverso un affresco vivido e smaliziato ma con una lieve patina di nostalgia. La verve dei protagonisti – in primis Richard Dreyfuss e Ron Howard – e la colonna sonora formata da pezzi ‘cult’ della musica di quegli anni (Rock around the clock di Billa Haley in primis) sono gli ingredienti che trasformano questo film in uno dei maggiori successi degli anni Settanta. «Fu un grande momento per me quando feci American Graffiti ed ebbe successo», racconta Lucas. «Perché mi sono veramente potuto sedere e dire: “Okay, sono un regista adesso. Posso avere un lavoro…” A quel punto sapevo di avercela fatta. Niente nella mia vita mi avrebbe impedito di fare film».

Con American Graffiti arriva una relativa tranquillità economica e Lucas pensa sia arrivato il momento di realizzare un sogno da troppo tempo chiuso nel cassetto: quelle Guerre Stellari il cui primo soggetto era già pronto nel 1972 ma che necessiterà di altri tre anni per essere messo a fuoco e divenire nel 1975 una sceneggiatura completa e pronta a trasformarsi in film (nell’articolo La storia dietro Guerre Stellari è possibile scoprire il lungo processo di evoluzione della sceneggiatura del film). In essa Lucas vi infonde tutta la sua mole di studi e ricerche di antropologia e religione, la sua passione per i B-movie della sua giovinezza e per i pulp-magazines fantascientifici, nonché le suggestioni che riceve dal film The Hidden Fortress di Kurosawa che il suo amico e regista John Milius gli fa conoscere. Ancora una volta non è però facile trovare chi finanzierà il progetto: la Universal prima e la United Artists subito dopo rifiutano l’idea non tanto perché non convinti del soggetto quanto preoccupati per il denaro da spendere e per l’ancora scarsa affidabilità del suo regista (il flop di THX era ancora ben impresso). Sarà la 20th Century Fox a trovare il coraggio necessario per investire otto milioni e mezzo di dollari in quell’impresa che Lucas ricorderà sempre come la più drammatica e difficile della sua vita. Per realizzare le numerose sequenze con effetti speciali che il film richiede egli fonda nel 1975 la Industrial Light & Magic che con Guerre Stellari realizzerà la pellicola con più effetti visivi mai vista fino ad allora. I soldi non bastano, Lucas s’indebita e il coro di mugolii verso il film che sta realizzando si fa sempre più ampio. Il 25 maggio del 1977 Guerre Stellari esce finalmente in sole 32 sale cinematografiche americane e George Lucas è con la moglie alle Hawaii per riposarsi dall’immane fatica che lo ha visto negli ultimi anni girare tra San Francisco, Londra e la Tunisia per realizzare un sogno che potrebbe divenire il suo peggior incubo: Lucas sa che se, come le previsioni fanno intendere, il film sarà un fallimento, non ci sarà per lui un’altra possibilità ed egli tornerà ai cortometraggi e ai documentari per molti anni prima di tornare sui grandi set. Ma ad un certo punto cominciano a fioccare le telefonate: racconti di code interminabili davanti ai cinema, di ragazzini che hanno visto il film decine di volte in un giorno, di applausi e ovazioni all’interno delle sale. E poi le recensioni dei giornali e gli incassi che cominciano a lievitare. Lucas aveva preso per sé i soli 100.000 dollari di compenso come regista, ma aveva firmato con la Fox un’opzione che gli avrebbe garantito il 40% degli introiti sul merchandising legato al film. Charles Lippincott, direttore del marketing, fu colui che trasformò Guerre Stellari in un clamoroso successo partendo dai circoli degli appassionati di fantascienza e proseguendo attraverso quelli dei “comics” grazie alla realizzazione del fumetto del film realizzato dalla Marvel. La Del Rey accettò inoltre di pubblicare il romanzo basato sulla sceneggiatura che, sebbene pubblicizzato come scritto direttamente da Lucas, fu in realtà realizzato da Alan Dean Foster: sei mesi dopo l’uscita del film già mezzo milione di copie del romanzo erano state vendute. Ad esse si aggiunsero i tantissimi giocattoli prodotti dalla Kenner con una linea dedicata alle statuine dei personaggi del film e soprattutto con i modellini delle astronavi. Guerre Stellari nel giro di pochi mesi divenne il film dell’anno e anche il maggior incasso di tutti i tempi fino a quel momento. Delle 10 nominations agli Oscar del 1978, ben sette statuette vennero consegnate ai realizzatori di Guerre Stellari portando la Industrial Light & Magic ad ottenere l’Oscar «quando ancora neanche pensavano di poterlo ottenere». Lucas aveva definitivamente realizzato il suo sogno e aveva tutto il denaro necessario a continuare l’opera.

Alle Hawaii lo raggiunge un telegramma di Coppola, impegnato nella complessa realizzazione di Apocalypse Now (che nei progetti iniziali doveva essere diretto dallo stesso Lucas), che gli chiede soldi. E alle Hawaii lo raggiunge Steven Spielberg, l’unico che aveva creduto nel successo del film. Lucas lo mette al corrente di un soggetto che sta portando avanti da anni e che mescola l’avventura, l’archeologia e il mistero: è Indiana Jones. «George me ne parlava da cinque minuti ed ero già in piedi, incapace di trattenere l’eccitazione», raccontò Spielberg. Il progetto prevede una regia affidata a Philip Kaufman che poco dopo rinuncia portando Spielberg alla direzione del primo film di quella che già nelle intenzioni di Lucas si profila essere un prodotto seriale. Lucas e Spielberg si lanciano nella stesura della sceneggiatura, partendo dal soggetto ben impostato, ma solo nel 1981 il primo film Indiana Jones e i Predatori dell’Arca Perduta esce finalmente nei cinema: «Dopo il primo Guerre Stellari avevo quest’altro progetto, ma mi resi conto di essere caduto in una specie di gioco magico, qualcosa che andava oltre il film» ha detto Lucas molti anni dopo. Infatti non c’è molto tempo per pensare ad Indiana Jones: già la Fox preme per un sequel di Guerre Stellari. Lucas non è sorpreso perché il “sequel” è già parte dei suoi progetti e non uno solo ma molti altri: già nel 1973, quando The Star Wars non era che il titolo di una storia alquanto bizzarra, l’dea di Lucas era quella di realizzare una saga epica composta da tre trilogie. Pensa di farne una serie televisiva ma capisce che solo i budget cinematografici possono portarla al successo: così, dopo il primo Guerre Stellari decide di realizzare quello che nei suoi progetti è l’episodio cinque, l’episodio di mezzo della trilogia di mezzo dell’intera saga. L’Impero Colpisce Ancora non sarà diretto da Lucas ma da Irvin Keshner. Egli ne scrive però l’intera sceneggiatura. E’ curioso vedere come Lucas, partito dall’intenzione di girare i propri film ed affidare ad altri produzione e soprattutto realizzazione della sceneggiatura, abbia poi abbandonato per più di vent’anni la macchina da presa. A L’Impero Colpisce Ancora (1980) e Il Ritorno dello Jedi (1983) seguono i tre capitoli di Indiana Jones (1981, 1984, 1989), i fantasy Labirinth (1986) e Willow (1988), la serie televisiva del Giovane Indiana Jones (1992-1996): tutti prodotti che Lucas produce e di cui scrive le storie.

George Lucas è ormai miliardario e passa i successivi anni a potenziare il suo impero. Alla Industrial Light & Magic che fino ad oggi ha ottenuto 14 premi Oscar per i suoi effetti speciali, e alla sua casa di produzione Lucasfilm, egli affianca la THX e la Skywalker Sound che rivoluzionano il mondo del sonoro cinematografico e la LucasArts che diviene una delle principali major di videogiochi per computer americane. Come Guerre Stellari ha rivoluzionato la fantascienza, le tecniche che Lucas ha introdotto con questo film hanno rivoluzionato per sempre il cinema. Il richiamo al suo primo amore resta però troppo forte: «Non sarò mai un uomo d’affari», aveva detto Lucas a suo padre molto tempo prima. Ed egli ritiene sia venuto il momento di tornare a darsi da fare per trasformare in realtà i sogni che ancora vagano nella sua testa. Il 3 ottobre 1994 viene resa nota la notizia che George Lucas ha iniziato a lavorare alla nuova trilogia della saga di Star Wars, la trilogia di prequel (l’idea di una terza trilogia di sequel, nonostante diviene un leit-motiv negli anni successivi, è poi abbandonata definitivamente). «E’ molto divertente poter ritornare adesso a quell’universo», dichiarò alla vigilia dell’uscita dell’Episodio I – La Minaccia Fantasma (1999). «Soprattutto perché, essendo in possesso delle attuali tecnologie, sono in grado di ricrearlo più simile a come me l’ero raffigurato all’inizio». Lucas ha ora tutti i soldi che può permettersi e tutte le tecnologie necessarie: le frustrazioni dei precedenti film non sono che un ricordo. Egli decide di non limitarsi più a produrre i film e a scriverne la sceneggiatura, ma crede sia giunto il momento di riprende la cinepresa – adesso capace di filmare in digitale – e tornare a dirigere i suoi film.

Il resto è storia nota. Con la conclusione della saga, Lucas ha in tasca altri progetti da realizzare. In primis Indiana Jones 4, di cui ha già scritto la sceneggiatura e la cui uscita è prevista per il 2008. Poi una serie televisiva in 100 puntate che lui stesso scriverà e forse dirigerà, incentrata sul periodo che intercorre tra Star Wars Episodio III e l’episodio IV Una nuova speranza, cioè sull’adolescenza di Luke Skywalker e il consolidamento dell’Impero. E poi tra i suoi progetti c’è un ritorno alle origini, un piccolo film autroprodotto ed intimista senza effetti speciali e con poco budget, oltre ad un film sulle battaglie aeree della Seconda guerra mondiale (una delle sue passioni, si ricordino i duelli spaziali di Star Wars ispirati ai documentari storici della Battaglia d’Inghilterra). La vita di Lucas gira ancora tutto intorno al cinema. Con la moglie Marcia ha divorziato nel 1983 ma vive ancora con i tre figli adottivi Amanda, Katie e Jett. La fine della grande saga non è la fine della sua vita: «Come ogni film che finisce mi rende malinconico», ha raccontato quando è uscito nelle sale La Vendetta dei Sith. «In questo caso la malinconia è più forte, Guerre Stellari ha preso una parte molto importante della mia vita. Ma provo anche una specie di euforia, in fondo è come se riprendessi la mia libertà, posso recuperare la curiosità di sperimentare, di giocare con piccoli film». Nel 2005 Lucas ha ottenuto il premio alla carriera dell’American Film Institute. Già dieci anni prima gli era stato offerto ma lui aveva segretamente rifiutato perché “troppo giovane”. Aveva chiesto di ripetergli l’offerta quando avrebbe avuto sessant’anni. Ora i tempi sono maturi ma Lucas ha ancora voglia di dire la sua nel cinema, nel mondo che ha costituito la sua vita.

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Oh bucaiola, tu mi tradisci, tu dici: "Vengo!" e invece tu pisci - Ma vaffanzum! - Chi chiava tromba (si si, tromba), chi tromba chiava (si si, chiava), e chi non chiava si mena la fava! - Ma vaffanzum!



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My mind is blind
There is no blame
I can't escape

I can't refrain
There is no time
So far from life
I start my game
I feel alive

Give me my self control
Bring me back alive
I cannot stay anymore
Bring me back this time

The chain of pain
I feel its blade
I'm trapped in this
Amorphous shape

Confused brain
It makes me blind
In this state of war
I feel alive

Give me my self control
Bring me back alive
I cannot stay anymore
Bring me back this time

My mind is blind
There is no blame
I can't escape
I can't refrain
There is no time
So far from life
I start my game
I feel alive


<img src=http://chewbacca.altervista.org

c'era una volta una culla...
dentro la culla c'era una cosa…
che è diventata due cose…
la culla è una cosa…
una stella confusa nella nebbia…
dondola sul cimitero e scompare…
BANG!


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/_altervista_ht/fanclub/aaylasecura.jpg alt="Aayla Secura Fan Club">

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Star Wars

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 6/1/2010, 00:13


Onore allo zio George!

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Gli amici mi chiamano JK, perciò voi potete tranquillamente chiamarmi Signor Jedi Knight

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Statisticamente, il 98% dei ragazzi nel mondo ha provato a fumare spinelli. Se sei fra il 2%, copia e incolla questa frase nella tua firma

 
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One Galaxy, One Sith

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 6/1/2010, 00:11


Lunga vita allo zio George!

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Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare.
- John Ronald Reuel Tolkien

Non ci sono due istanti uguali, il mondo fluisce di continuo, muta, cambia forma, ma tu sei troppo distratta per accorgertene. Il rumore del vento, come un canto, ora lento, ora violento. Un tuono in lontananza. I passi metallici degli insetti sulla terra. Le schegge di cristallo nero che rotolano lontano. Impara ad ascoltare!
- Licia Troisi


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view post Posted on 9/2/2007, 20:31Quote

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Caro zio George...ti prego...ADDOTTAMI!!!!! ti supplico...lavorerei gratis per te...dietro le quinte...niente manie di protagonismo...amo il montaggio...e apprenderei tutto ciò che il vostro geniale studio ha da offrirmi...dal forgiare le armi al cucire i vestiti...sono polivalelente...se ti serve spazzo pure a terra...l'importante è per mè guardare e apprendere...tanti saluti...tua fidata Pussy...

sò chè non è la sezione della letterina...ma ad un uomo così...gli monterei un monumento...

Emaraude
 
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view post Posted on 9/2/2007, 20:51Quote

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passiam alla parte seria...leggerlo prende terribilmente a gli occhi accidenti...ma ne vale la pena...
è il tipico uomo dal grande talento...così si nasce c'è poco da fare...(c'è anche chi tanto talento se lo guadagna) e con Lucas quel talento che all'inizio era diretto esclusivamente all'antropologia...ha trovato nuovo sbocco nella cinematografia...
A leggerlo era destino...e chè culo incontrare Coppola...(che al tmpo sarà stato cmq giovane....) ed essere ispirato ad andare oltre...
nella sua storia praticamente, il filo rosso del destino lo si vede chiaro e tondo...
sapevo invece della 3 trilogia...mi spiace non l'abbia voluta continuare...un pò eppure (e la delusione d veder creare qualcosa d grande è tanta) lo capisco...
credo cmq abbia realizzato il suo proggetto...affrontando la storia da Anakin a Luke...c'è un confronto psicologico immenso, un circolo comunque che avendogli dato soddisfazioni credo abbia voluto chiudere...anche xchè diciamocelo...dopo che un film ha un così gran successo...il sequel è sempre un problema...la critica è lì pronta ad'attanagliarti, il flop lo vedo quasi scontato...proprio xchè x amore del vecchio film in molti si mettono le pezze a gli occhi...
ciò nonostante...leggere tutto ciò...è entusiasmante...
Da una grande produzione come star wars...e indiana jons...non sò...non ci son parole e onori da rendere a un tale genio.... MERAVIGLIOSO :wub:

Emaraude
 
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view post Posted on 29/3/2007, 12:13Quote
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Guru dei Sofficini


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Status: Offline: ultima azione eseguita il 5/1/2010, 23:56


Zio Lucas è un grande!..però a parte questo secondo me dovreste mettere qualche fotina...che ne dici Loe?


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"Size matters not. Look at me. Judge me by my size, do you? Hmm? Hmm. And well you should not."
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Cacciatore nel Jedi Knight Forum



Citazioni:

« Malato? Ti dico io cos'è malato: gli inglesi, gli americani, i canadesi e gli svedesi. Con le loro tasse pagano un pilota automatico che sgancia un missile su un mercato affollato per colpire un solo signore della guerra. Ma bravi. Così la guerra si ferma per altri sei mesi e il prezzo del loro pane di sorgo senza glutine rimane basso. Questo è malato. E la chiamano giustizia internazionale. Questi poveretti non hanno piloti automatici a proteggere i loro interessi a quindicimila chilometri da casa, non hanno una macchina da guerra pagata con le tasse, spesso non hanno nemmeno un cazzo di governo. Il pilota automatico è l'invasore, il pane senza glutine è l'invasore, gli AK-47 sono le grandi livelle sociali. Io vendo potere a questa gente. »

Jackal


CITAZIONE (Jedi Knight @ 23/10/2008, 13:32)
Il maestro Cipolla e l'allievo Cicoria si sono affrontati su Carolina.
I due hanno parlato della sorte dei mercati ortofrutticoli prima di darsele di santa ragione con due gambi di vibrosedano.
Alla fine ha prevalso il Pinzimonio, un Sith che intendeva vendicarsi di un torto subito dal suo amico Olio, troppo spesso scritto con il gl.

CITAZIONE
Lapowalker scrive (21.23):
Concenciate il fuoco su quel sciupercaccia ascellare!!!!

CITAZIONE (Jedi Knight @ 31/12/2008, 19:47)
Errare è umano, perseverare è off topic.


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“Sono solo un semplice uomo che tenta di farsi strada nell'universo”
 
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fusto88
view post Posted on 31/12/2007, 14:13Quote

Utente cancellato






quest'uomo ha rivoluzionato il modo e il mondo di fare film... è un grande...
 
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view post Posted on 31/12/2007, 14:49Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 5/1/2010, 21:50


Viva Lucas! Senza di lui, non saprei a cosa credere :D
Ha lavorato anche con Spielberg, altro grande regista! Viva entrambi!





Quanti son venuti sul mio blog finora?




Cucciolo di Dox

Le Mie Userbars


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Josra Leier

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 5/1/2010, 03:05


Onore a lui, è bellissimo vedere lo speciale della produzione della prima saga.... leggere questo è interessante, ma vedere il documentale è come soffrire con Lucas quando tutto sembrava crollargli addoso.

La Paura Porta Alla Rabbia, La Rabbia All'Odio, L'Odio Alla Sofferenza......Il Lato Oscuro

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Per i fan della Marvel e dell'universo Ultimate-------> http://ultimatemarvel.forumfree.netimage


Primo classificato Sfidante del contest su Star Wars Forum


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fusto88
view post Posted on 3/1/2008, 21:15Quote

Utente cancellato






abbasso la FOX!!!!
 
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view post Posted on 3/1/2008, 22:09Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/12/2009, 22:04


W George Lucas!!!

Bur
 
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view post Posted on 24/8/2009, 13:34Quote
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Nessun pensiero, nessuna riflessione. Vuoto perfetto. Eppure dentro qualcosa si muove secondo leggi propie.

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 20/12/2009, 16:30


Grande Zio George.

Nulla è reale. Tutto è lecito.


Se mi senti arrivare, vuol dire che non sei tu il mio obbiettivo.


Nessun pensiero, nessuna riflessione. Vuoto perfetto. Eppure dentro qualcosa si muove secondo leggi propie.


DIO UNA DOMENICA INVENTO' IL CALCIO LO DIEDE ALLA JUVE E GLI DISSE: VAI NEL MONDO AD INSEGNARLO. SE SEI UN VERO JUVENTINO COPIA E INCOLLA QUESTA FRASE NELLA TUA FIRMA!!!!!



Il Jeet Kune Do rifugge dal superficiale, penetra nel complesso, va al cuore del problema e ne individua i fattori chiave.
Per cogliere l'essenza delle arti marziali occorrono intelligenza, lavoro assiduo e perfetta padronanza delle tecniche. Per dominare un'arte marziale non sono sufficienti un allenamento intensivo e l'uso della forza. È necessario «capire», e presupposto della comprensione è lo studio dello sviluppo del movimento naturale in tutti gli esseri viventi. Ma è utile anche osservare gli altri, i modi e la rapidità con cui agiscono e i loro lati deboli. Anzi, proprio la conoscenza di questi elementi ci consente di battere i nostri avversari.
Alcune arti marziali sono molto popolari perché sono belle da vedere, caratterizzate da tecniche fluenti, scorrevoli. Ma attenzione! Sono come un vino che è stato annacquato. E il vino annacquato non è vero vino, non è un vino buono, un prodotto genuino. Altre fanno meno figura, però - come sai - hanno un non-so-che, un tocco di autenticità, il sapore della genuinità. Sono come le olive. lì loro sapore può essere aspro, dolce-amaro. Ma l'aroma persiste. E impari ad apprezzarle. Mentre nessuno ha mai apprezzato un vino annacquato.
Io non ho inventato un nuovo stile, non ho composto ne modificato ciò che si trova all'interno di distinte forme in "quel" metodo e in "quell'altro". Al contrario, spero di liberare i miei seguaci dall'aggrapparsi a stili, modelli, o forme. Ricorda che Jeet Kune Do è solo un nome usato, uno specchio nel quale vedere "noi stessi"... Jeet Kune Do non è una istituzione organizzata della quale si può essere un membro. O si capisce o non si capisce. Non vi è alcun mistero sul mio stile, i miei movimenti sono diretti, semplici e non classici. La straordinaria forza del Jeet Kune Do risiede proprio nella sua semplicità... Sono sempre convinto che il modo più semplice è il modo più giusto. Jeet Kune Do è semplicemente l'espressione diretta dei propri sentimenti con il minimo dei movimenti e di energia…
Tutti gli stili rappresentano un prodotto di azioni che assomigliano molto a una nuotata sulla terraferma, perfino la scuola del wing chun.
Il JKD NON consiste nell' accumulare una conoscenza fissa piuttosto è un processo che induce a scoprire le cause dell' ignoranza...
Per ragioni di sicurezza la vita, che non ha limiti, viene trasformata in qualcosa di morto, in un modello che ha dei limiti. Per capire il Jeet Kune Do, getta alle ortiche tutti gli schemi, tutti i modelli, tutti gli stili e lo stesso concetto di ciò che non è ideale nel Jeet Kune Do. Sai definire una situazione senza darle un nome? Definire, dare un nome, fa paura.
In definitiva l'uomo di JKD che afferma che il JKD è esclusivamente il JKD, non ha capito niente.Si aggrappa ancora alla resistenza del suo io limitante....lasciatemi ripetere ancora una volta che il JKD è solo un nome,una barca che viene usata per una traversata e che una volta usata si lascia, e non va trasportata sulle spalle...Non confondete il dito con la luna...

 
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11 replies since 2/2/2007, 12:26
 
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